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Progetto marmotta

CONSERVAZIONE DELLA POPOLAZIONE DI MARMOTTA

 

La reintroduzione della Marmotta nel territorio del Parco è stata avviata nel 1977 dall’Amministrazione Provinciale di Pordenone. Nel 1977 e 1983 sono state create le popolazioni dei monti Buscada e Lodina. Al momento dell’istituzione del Parco queste erano ancora le sole popolazioni di questo roditore presenti nel territorio di competenza. Fin dal 1994 il Parco ha pertanto portato avanti interventi di reintroduzione, immettendo la specie in Bregolina grande e in Pramaggiore.

Dal 1999 è partito uno specifico progetto di monitoraggio, studio e reintroduzione della specie nel Parco, tuttora in corso. Il Parco ha nel complesso rilasciato 154 animali, 117 dei quali nell’ultimo quinquennio. Il 92% degli animali rilasciati dal 1999 al 2003 proviene da popolazioni della Provincia autonoma di Bolzano (Parco Nazionale dello Stelvio e Riserve di Caccia), mentre l’8% è stata catturata nella popolazione dell’area di Buscada, nel Parco stesso. In 10 anni di attività, si è passati da 2 popolazioni e circa 150-180 animali, a 10 popolazioni (in parte già collegate tra loro) e circa 400 animali (Tab.1).

 

Tabella 1. Dati relativi alla dimensione ed età dei nuclei di popolazioni di Marmotta presenti nel

Parco. Dati provvisori per le popolazioni create nel 2001-2003.

Popolazione N° di nuclei familiari Anni di rilascio

M. Buscada 19 1977

M. Borgà – Sterpezza 5 colonizzazione spontanea

M. Lodina - Forc.lla Duranno 19 1983; 2001

Bregolina grande 5 1995

Pramaggiore 15-16 1994; 1999; 2001

Bregolina piccola 4-5 2001

Campoross - Lavinal 4 2002; 2003

Dosaip 5 2002

Valine alte – M. Raut 4-5 2001, 2002

Senons 2-3* 2003

Popolazione complessiva 82-86

 

Nel 1999, all’avvio delle nuove operazioni di immissione, è stato messo a punto un modello di valutazione ambientale di tipo stocastico-statistico multivariato per individuare le aree di Parco vocate ad ospitare popolazioni di marmotta (Borgo & Mattedi 1999; Borgo & Mattedi 2003a).

L’applicazione del modello ha permesso di verificare la presenza di diverse aree di possibile reintroduzione, nelle quali valutare in maggior dettaglio l’idoneità ambientale.


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