Il Centro visite del Parco offre al visitatore una memoria della catastrofe del 9 ottobre 1963.
L’ambiente naturale della valle è stato sconvolto e la comunità ha subito:
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lutti e rovine;
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una cattiva gestione del rischio, sia “prima” con un eccesso di ottimismo, sia “dopo” con un eccesso di prudenza;
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una cattiva gestione dell’emergenza e della ricostruzione
Per decenni la comunità è stata espulsa dalla valle, privata della sua economia e spinta fino alla scissione della sua originaria unità.
Un terzo di secolo è passato, ma la Giustizia ha completato il suo corso solo pochi anni fa.
PRIMA SEZIONE DELLA MOSTRA
“PRIMA DELL’IMPATTO”
Alla fine degli anni ’50 la comunità era profondamente legata all’economia agricola tradizionale, integrata con il piccolo commercio ambulante.
La stretta forra del Vajont suggerisce alla SADE l’idea di utilizzare la valle come bacino artificiale.
Viene così realizzata una diga a doppia curvatura di 265 metri, la più alta del mondo, all’epoca.
Nel 1960, in coincidenza dell’inizio dell’invaso, hanno luogo due frane.
Viene disposto il monitoraggio del versante instabile, dell’estensione di due milioni di metri quadrati.
Si dispone così di un preciso diagramma delle relazioni che legano l’aumento del livello del lago con l’aumento degli spostamenti della frana.
Nel mese di ottobre del 1963 l’imminenza della frana è evidente.
Non vengono adottate adeguate misure di protezione della popolazione.