La Val Colvera

Terra di grandi tradizioni artigianali è raccolta tutta in Frisanco e nelle borgate di Poffabro, Casasola, Colvere, Pian delle Merie e Valdestali, dove l’architettura rurale è caratterizzata da case a tre o quattro piani con ballatoi in legno sostenuti da alti pilastri di pietra.

Dominata dall’imponente vetta del Monte Raut, la Val Colvera è percorsa dall’omonimo torrente che lungo il suo corso ha modellato le rocce in caratteristiche cavità come il Landri scur e il Landri viert e ha dato origine a una suggestiva forra denominata Bus del Colvera. Il comune è diviso in tante piccole borgate poste in prossimità dei corsi d’acqua o sui versanti a solatìo delle alture che caratterizzano la valle. La valle scavata dal Colvera si apre verso la pianura di Maniago con una caratteristica e suggestiva forra dalle pareti calcaree in alcuni tratti verticali.

Cenni storici

All’epoca medievale risalgono le prime notizie certe di Poffabro e Frisanco: in una sentenza del 1339 relativa ad una lite per confini, risultano già come insediamenti sorti su possedimenti dei consorti di Maniago e dei Polcenigo. Fabio di Maniago parla dell’origine di Poffabro, alle falde del Monte Raut sul lato sinistro del Colvera, da famiglie che avevano in locazione masi dei consorti di Maniago nella zona.

Frisanco avrebbe avuto un’origine analoga, dalle affittanza, vendite e permute effettuate nella zona dai conti di Polcenigo e dalle comunità di Fanna e Cavasso fino a tutto il Cinquecento. La frazione di Casasola invece era venuta a costituirsi a partire da alcune case sparse su un antico maso. Il toponimo è indicato per la prima volta nel 1436, mentre in un documento del 1624 si parla di quattro “Case sole”, tante quante i rami principali della famiglia Di Rosa lì stabilitasi. Nel 1644 Poffabro e Casasola si fusero in un’unica vicinia soggetta ai Conti di Maniago, mentre Frisanco rimase dipendente dai Conti Polcenigo.

Tutto il Sei-Settecento è scandito dalle liti tra Maniago e Poffabro per pascoli e diritti di fienagione, tra Poffabro e Casasola per il monte Radolin e così via, fra vicende che vedono sconfinamenti di pascoli, tagli abusivi di legname, furti di capre e foraggi, accuse e contraccuse. La fusione in un unico comune avvenne solo in età napoleonica (decreto del 28 settembre 1810): Frisanco (788 abitanti) diventa capoluogo, aggregando Poffabro e Casasola (insieme 617 abitanti).

Architettura tipica e paesaggio

L’architettura tipica costituisce il maggior valore paesaggistico-ambientale della valle, grazie al sapiente recupero effettuato in seguito ai danni provocati dal sisma del ’76. La pietra arenaria a vista, gli archi e i porticati, i ballatoi, i percorsi lastricati ed i mirabili modi di aggregazione degli edifici costituiscono un’affascinante testimonianza dei modi di vita e di tradizioni ormai generalmente scomparsi. L’architettura di prevalente carattere rurale, definita “spontanea”, presenta nella maggior parte dei casi un’aggregazione di edifici, derivata da motivi di comune sicurezza, di risparmio nella costruzione e di salvaguardia dei terreni coltivabili circostanti. Accanto ad alcune antiche, pregevoli, costruzioni a loggia, prevale nettamente l’edificato a ballatoio in legno con protezioni verticali, disposto ora a schiera aperta ora a corte. La complessità, che è derivata dal condizionamento morfologico dei siti e dai limiti della proprietà nell’evoluzione interna degli abitati, ha portato un notevole arricchimento dell’architettura, per effetto dell’unitarietà del linguaggio e dei materiali impiegati.

La ripetitività degli elementi architettonici (materiali, forma e disposizione dei vani, pendenza dei tetti ed altro) e la continuità della facciata fanno percepire l’ambiente come un tutt’uno. Nonostante ciò le diverse altezze degli edifici, le diverse estensioni delle falde dei tetti, le diverse lunghezze delle facciate, il loro disporsi quasi mai in allineamento, le diverse tonalità del colore, l’alternanza di un edificio e di muri di cinta, provvedono ad evitare che l’unità diventi uniformità e conferiscono ricchezza espressiva all’ambiente….

In tale ottica particolare valenza assumono i motivi decorativi apparentemente minori: l’intaglio di una parete lignea, la scultura di un frutto su una palizzata, il riferimento ai senti e alle tradizioni culturali della zona. E sono proprio questi dettagli a dare significato e sapore all’architettura spontanea. (Tratto da E. Pascolo, Guida agli interventi edilizi nei centri rurali 1978). Nel territorio che si estende tra il Colvera e il Muiè, in una fascia esterna ai centri maggiori abitati sono distribuiti le località minori e i loucs, risultato di una colonizzazione profonda dell’area e di un uso molto intenso del territorio (prati-pascoli e bosco), che rimane costante fino al primo dopoguerra.

Nei loucs si viveva e si lavorava nel periodo primaverile-estivo da maggio a settembre; composti da abitazione privata, stalla-fienile e appezzamento circostante, rappresentano un elemento comune a tutto il paesaggio, ora testimoniati dalla miriade di fabbricati invasi dal bosco.