Il mondo dei rapaci

 

Nelle Dolomiti Friulane i rapaci sono molto diffusi e particolarmente incantevoli da osservare nel loro ambiente naturale, purtroppo però sono molto rari da scovare, soprattutto quelli notturni.

I rapaci possono essere di medie o grandi dimensioni e solitamente le femmine sono più grandi dei maschi. Questa caratteristica è molto accentuata nei rapaci con attitudini predatorie che si nutrono principalmente di uccelli, mentre diminuisce in quelli che catturano roditori, insetti e rettili ed è addirittura quasi inesistente o invertita nelle specie spazzine come il Grifone.

La testa dei rapaci è compatta e aerodinamica, il becco è appuntito e caratterizzato da una mandibola superiore fortemente ricurva. Il becco serve soprattutto per spezzettare, pulire e mangiare gli animali presi; la struttura delle zampe varia notevolmente in relazione alle abitudini delle diverse specie, gli sparvieri ad esempio hanno dita molto lunghe adatte alla cattura di uccelli in volo.

Gli occhi dei rapaci sono più sviluppati rispetto alle dimensioni del corpo, le strutture ossee attorno agli occhi forniscono un saldo attacco ai muscoli che regolano l’apertura della pupilla, la curvatura delle lenti e i piccoli movimenti oculari e tutti contribuiscono a localizzare velocemente, a mettere a fuoco con precisione e ad adattarsi bene alle diverse intensità luminose. Tutti questi caratteri denotano anche una grande acutezza visiva: gli uccelli da preda sono infatti capaci di distinguere una forma in movimento a grandissima distanza ed il potere di risoluzione dei loro occhi è probabilmente superiore a quello di tutti gli altri vertebrati.

Gli occhi sono protetti e puliti sia dalle normali palpebre che da una terza palpebra trasparente a scorrimento orizzontale, chiamata membrana nittante. Essa durante il volo è calata sugli occhi impedendone una eccessiva disidratazione ed è anche abbassata durante le lotte.

Alcune delle specie più comuni, le puoi trovare all’interno della sezione:

Schede dei rapaci ricoverati – Centro di recupero di Andreis (PN)

 

Gufo reale

Gufo reale

 

  • Lunghezza: 65 – 80 cm
  • Apertura alare: 160 cm
  • Peso: 1700 – 4000 gr.

 

 

 

 

È il più grande tra i rapaci notturni dal piumaggio rossastro, gli occhi arancioni e caratteristici ciuffi auricolari.

Per nidificare sceglie esclusivamente tranquille scarpate tra le rocce e i boschi in vicinanza delle valli o anche più in alto in montagna.

Il suo verso è simile a un “uhu” che riecheggia fra le pareti delle gole rocciose, inoltre si sente il duro schianto del becco, un soffio e un sonoro stridore.

Il cibo è costituito soprattutto da topi selvatici, ricci, cornacchie, rettili, rane e insetti.

Cause più frequenti di ferimento: a volte può capitare che assimilino prede intossicate da veleni, altre volte è preda di cacciatori oppure può essere anche vittima del traffico sulla strada.

 

L’aquila reale

Aquila

 

  • Lunghezza: 80-90 cm
  • Apertura alare: 210 cm
  • Peso: 3000-6000 gr.

 

 

 

 

 

 

L’aquila reale è un rapace di dimensioni enormi che può superare anche i due metri di apertura alare. Frequenta preferibilmente le zone aperte e i pascoli sommitali, dove trova le sue prede quali marmotte, lepri e galliformi, ma anche mustelidi e persino volpi. Può cacciare sia all’agguato, stando posata su un albero o su rocce che le permettano una visione panoramica, che di sorpresa, volando in modo da celarsi dietro a ostacoli naturali. Molto spesso questi rapaci cacciano in coppia: uno dei due vola basso per spaventare le prede, mentre l’altro approfitta del panico per attaccarle.

Le sue caratteristiche sono sicuramente la dimensione imponente, il colore tendente al rossiccio e le ali molto particolari, soprattutto le penne remiganti primarie che in volo assumono l’aspetto di una “mano aperta” rendendo così riconoscibilissimo l’avvistamento di questo splendido rapace

L’aquila come simbolo divino nasce almeno 4000 anni a.C. nella culla culturale dell’Asia centrale, passando da lì all’Asia minore a partire dalla fine del II millennio a.C. grazie all’espansione degli Ittici. Da allora ricorre in tutte le culture dell’area indo-europea e di ceppo indo-ariano e semita.

L’aquila assume oggi anche un nuovo e più moderno ruolo simbolico nella conservazione della natura, diventando il simbolo istituzionale del Parco Naturale Dolomiti Friulane.

Dimensioni

L’aquila reale misura 76-93 cm di lunghezza, 28-34 dei quali spettano alla coda, ha un’apertura alare di 190-240 cm e pesa tra i 3 e i 6 kg. La femmina è mediamente il 10% più grande e il 20% più pesante del maschio. Le differenze tra maschio e femmina all’interno di una coppia possono però essere anche minori o nettamente più marcate.

Volo

Nel volo planato l’aquila esprime un senso di grandezza e maestosità. Il volo è potente e pulito, senza traballio e continue correzioni che rapaci più piccoli sono costretti a fare per contrastare le irregolarità del vento e dei flussi d’aria: assolutamente padrona dell’aria, volteggia fluida anche con venti forti che costringono poiane e corvi imperiali ad un vigoroso volo battuto. Visibile anche a grande distanza, riconoscibile anche per l’apparente lentezza con la quale volteggia.

Colorazione piumaggio

La colorazione dell’aquila cambia negli anni permettendo di riconoscere facilmente tre classi di età: giovane (1° anno), immatura e sub-adulta (2°-7° anno) e adulta.

L’adulto è caratterizzato da una colorazione di fondo marrone che in distanza può sembrare uniforme ma è in realtà variegata, con le ali e la coda caratterizzate da barrature di diverse tonalità dal beige al cioccolato al latte sopra-ala chiaro per la consunzione delle copritrici e vertice tipicamente biondo dorato (da cui il nome scientifico della specie Aquila chrysaetos).

Il giovane presenta sulle ali due ampie macchie bianche che in distanza appaiono come due macchie quasi tonde e per la base della coda bianca. Le parti marroni sono più uniformi che nell’adulto e di una bella tonalità cioccolato fondente. Man mano che il giovane cresce l’estensione delle parti bianche si riduce con la comparsa delle macchie alari spesso più precoce della caudale. In volteggio, quando si ha la fortuna di essere alla stessa quota dell’aquila o sopra di essa, le macchie bianche su ali e coda sono visibili anche sul lato dorsale. In alcune condizioni particolari di luce, come quando l’aquila sorvola con il cielo limpido una stesa di neve al sole, il lato inferiore della ali dell’aquila adulta può sembrare molto chiaro e far pensare, se l’osservazione è breve e distante, ad un individuo sub-adulto.

Occhi, becco e zampe

Vista da vicino l’aquila reale ha iride marron chiaro-ambrata, arti inferiori lunghi, adatti a ghermire prede in movimento, coperti da piume (calzoni) fino alla base, con le dita nude e gialle. Le dita sono forti e dotate di grandi unghie uncinate, particolarmente sviluppate nel primo e nel secondo dito che, chiudendosi sulla preda in opposizione tra loro, rappresenta il punto di maggior forza della stretta della zampa.

L’aquila uccide quasi esclusivamente con la stretta degli artigli, capace di soffocare o trafiggere le prede, mentre il becco è usato per lo più per dilaniare la preda morta e staccarne i bocconi o per tagliare pezzi di dimensione adatta al trasporto. Le zampe dell’aquila sono capaci, al momento della cattura e uccisione della preda, di esercitare una pressione di 70 kg per cm²: più di tre volte la forza massima della mano umana.

L’aquila ha gli occhi molto grandi (in proporzione è come se noi avessimo occhi grandi come arance), una enorme concentrazione di coni nella retina che garantiscono una risoluzione superiore alla nostra e la capacità di registrare i più piccoli movimenti nel suo campo visivo. L’aquila ha inoltre un campo visivo molto ampio (circa un terzo dell’umano), grazie alla posizione frontale-laterale degli occhi, ma che permette al contempo una visione binoculare su circa metà del campo visivo complessivo.

Può picchiare a 200 km all’ora a temperature glaciali di -20°C o predare animali in movimento piombando loro addosso tra arbusti e rami. Per questo, come tutti i rapaci, l’occhio è protetto da un’arcata sopraccigliare prominente e da una membrana nittitante biancastra e semitrasparente, che il rapace batte (da avanti a indietro) per inumidire l’occhio o estrae durante situazioni potenzialmente pericolose per l’occhio, quali la cattura di prede o anche, a volte, mentre ne strappa il pelo o ne spezza le ossa.