La Storia del caseificio

 

La costituzione

Dopo una serie di fervidi incontri promossi dal parroco don Tranquillo Miniutti su richiesta di alcuni dei principali capifamiglia, presso la sede della Società Operaia di Poffabro, il giorno 24 ottobre 1932 si costituisce la “Latteria Sociale di Poffabro” a cui prendono parte gli abitanti delle località di Poffabro, Casasola, Val di Frina, Colvere, Pian delle Merie e Borgo Rioni.
L’articolo 2 dello Statuto sociale definisce tra le finalità della nuova società: la razionale lavorazione del latte prodotto nelle stalle dei soci, ad eccezione del latte di capra, eccedente al consumo famigliare, ed all’allevamento del bestiame; la restituzione in natura a ciascun socio dei prodotti ricavati dalla lavorazione del proprio latte ed eventualmente la vendita per conto dei soci di quella parte di prodotto esuberante ai loro bisogni…
La latteria annovera soci sostenitori, coloro che hanno fornito manodopera e sostegno per la fabbricazione dell’immobile ma non conferiscono latte, soci portatori, coloro che hanno acquistato la quota sociale (del valore iniziale di lire 100) e portano il latte, semplici portatori, coloro che, o per diffidenza verso l’istituzione o per difficoltà economiche, non sono soci del caseificio, ma conferiscono in latteria e ne godono dei benefici.
Nonostante una certa diffidenza ancora presente presso una parte della popolazione, il Caseificio di Poffabro-Casasola viene inaugurato domenica 9 aprile 1933, con 70 soci iscritti e 63 portatori iniziali che divennero 114 alla fine del 1933. Nella realizzazione del fabbricato si impegnarono in prima persona tutti i soci o per la semplice manodopera, o per la fornitura di materiali da costruzione ed il trasporto di merce, o per forniture e commissioni varie all’inizio dei lavori. Per le spese di realizzazione e avvio del caseificio venne chiesto un prestito di lire 40.000 alla Cassa di Risparmio di Udine, estinto nel 1945; mentre i macchinari vennero acquistati presso la Federazione Agricola di Udine.

Il trasporto dalle borgate

Svolto all’inizio direttamente dal casaro con un camioncino-furgone acquistato dalla stessa latteria, fu ben presto affidato, come servizio a pagamento, a privati che si impegnarono, con propri mezzi, a prelevare il latte e a consegnarlo al casaro due volte al dì, mattina e sera, sulla base di un preciso contratto con la Latteria.

Il casaro

Al casaro è affidata la direzione di tutte le operazioni della latteria: si occupa della lavorazione dei prodotti, curandone la buona stagionatura e conservazione, mantiene i locali, le macchine e gli attrezzi nel massimo ordine e con la più scrupolosa pulizia, pesa il latte al momento del conferimento e distribuisce i prodotti ai soci.
Mario Zuculìn racconta che il casaro iniziava il lavoro alle 6.00 del mattino: accendeva il fuoco, riscaldava l’acqua, portava in magazzino le forme del giorno prima e lavava le tele. Alle 7.00 iniziava la consegna del latte da parte dei soci… alla sera in inverno il ricevimento si teneva dalle 17.30 alle 18.30, in estate dalle 18.30 alle 19.30. Nella sua attività era sempre assistito da due donne.

La giornata di lavorazione

A seconda del quantitativo portato, i soci lavoravano a turno il latte. Nella giornata di lavorazione il socio doveva fornire la manodopera ed il quantitativo di legname indispensabile, doveva inoltre pagare una tassa di lavorazione che veniva definita dalla stessa assemblea.
Nel giorno di San Biagio (3 febbraio) la lavorazione era destinata alla parrocchia mentre un lunedì al mese il ricavato dalla vendita del formaggio prodotto veniva devoluto alla chiesa per la celebrazione di una messa in suffragio delle anime.

Il fascismo e la guerra (anni ’30-’45)

Anche la Latteria è soggetta alle norme restrittive del periodo fascista che imponevano i prezzi di latte, formaggio e burro. Attraverso l’Ufficio Controllo Formaggi si sovrintendeva alla regolare distribuzione dei prodotti ai soci con il relativo deposito presso il Magazzino dell’ammasso di Maniago. Dal settembre 1943 al maggio 1946, sia per lo scarso apporto di materia prima (solo 2 ettolitri di latte al giorno) sia per non consegnare i prodotti al magazzino dell’ammasso la latteria venne ufficialmente chiusa.

Anni ’50 e ‘60

Notevole è l’aumento della produzione a partire dal 1950 quando la media giornaliera del latte lavorato si attesta sui 10 ettolitri, con punte anche di 13 quintali per una produzione di 13-14 forme del peso di 6-8 Kg. La latteria conosce una notevole produzione ed il numero di soci arriva a 128 nel 1957. Nel 1963 risultano iscritti soltanto 72 soci e la quantità di latte diminuisce sempre più come testimonia anche l’aumento continuo della tassa di lavorazione. Il casaro Mario Zuculin racconta che negli anni 1963 – ‘64, in inverno, proprio per la mancanza di latte e per risparmiare sulle spese generali di gestione, la lavorazione veniva fatta a giorni alterni, mentre l’ultimo casaro si divideva con la latteria di Frisanco. Quando nella seconda metà degli anni ’60, il Caseificio di Poffabro venne chiuso, chi possedeva ancora vacche portava il latte alle vicine latterie di Navarons o Maniago.

La produzione

I dati sulla produzione sono stati tratti dai registri di portata del latte e dai libri di lavorazione anche se in entrambi i casi i documenti risultano lacunosi. Si riferiscono ad un periodo compreso tra il 1933 e il 1963. In latteria vennero lavorati complessivamente 68.740 ettolitri di latte per una produzione di 6.030 quintali di formaggio e 885 quintali di burro.